Google Buzz: sorpresa inaspettata

Da mesi il colosso di Mountain View direziona il proprio impegno verso i social network.
Il progetto google caffeine e le funzionalità di ricerca su Twitter ne sono un esempio.
La necessità di modificare il modo in cui i risultati sono classificati pare debba obbligatoriamente passare per il microblogging sociale.

Ma a Google non bastava. Qualche giorno fa nelle caselle di posta Gmail è apparsa una nuova voce di menù: Google Buzz.
Tecnicamente è una sottospecie di FriendFeed che consente di inviare messaggi con link e immagini allegate, ai quali la gente può commentare.
I buzz possono essere pubblici o privati, e – come per gli altri social – si leggono solamente i messaggi delle persone con le quali siamo connesse. Ecco la zampata di Google: il bacino d’utenza, per ogni utente, è l’infinita rubrica di Gmail. Inoltre da la possibilità di connettersi ai servizi sociali personali ai quali si è già iscritti – ma anche a RSS – per importare direttamente quei micro post in buzz.

Novità? Nessuna! Successo? Beh quanti sono gli utilizzatori di Gmail al mondo (milioni?) che si sono visti – inconsciamente – una nuova cartellina chiamata Buzz con un tot numero di messaggi da leggere? La piattaforma per ora non offre veramente nulla di più di altri social, anzi: quando si accede alla cartella Buzz – ad esempio - tutti i messaggi immediatamente si settano come “già letti”. Molto democratico! Quanto potrà durare?

L’inizio non è stato dei migliori: la pesante integrazione con Gmail, se da un lato è un pregio, dall’altro ha sollevato pesanti critiche in merito alla privacy. Come sostiene Download Blog, resta alta l’attenzione sulla gestione dei contatti da parte di Buzz, soprattutto in merito al suo aggiungere automaticamente i contatti in base alla frequenza di comunicazione tra i vari account: una signora si è improvvisamente trovata in una “nuova relazione” con l’ex marito.
Quale sarà il Buzz futuro? Viste le qualità – e l’abitudine degli utenti – offerte già oggi da Twitter, FriendFeed, Facebook e Meemi, bisogna proprio che Google tiri fuori qualche irrinunciabile feature dal cilindro.
Dopo quasi un mese però è certo che Buzz non è stato un tentativo di integrare Wave in Gmail: mi viene quasi da dire “peccato”.


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